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Reverenda Murgia

Sì, ho fatto il fascistometro. Una, due, tre volte. E non sono mai riuscito a superare il 35%. Dev’essere colpa del fatto che non ho mai pensato, mai mi ha nemmeno sfiorato l’idea che il suffragio universale fosse “sopravvalutato”. Avessi barrato quella casella lì, la prima, probabilmente sarei riuscito a superare il 50%. Per questo mi ha stupito molto sentire l’inventrice del test, Michele Murgia affermare al congresso del Pd (quello presieduto da Lilly Gruber) queste parole (me le sono andate a risentire per riportarle fedelmente ri-sorbendomi tutta la puntata del Congresso del Pd del 3 novembre, e già solo per questo mi dovreste ringraziare): “Davanti ad alcuni esisti di referendum mi sono detta: accidenti, forse il suffragio universale è sopravvalutato se persone totalmente prive di strumenti di discernimento possono avere lo stesso peso che ho io. Lo posso pensare, ma dentro di me ho gli strumenti per dire questa cosa è una sciocchezza, io non la trasformerei mai in un’azione politica, Salvini sì, magari”. “Lo stesso peso che ho io”, ha detto. Segnatevelo perché poi ci torniamo.

Poi si è lanciata in una spiegazione della democrazia francamente imbarazzante. Secondo lei il fascismo avrebbe un metodo infallibile per realizzarsi: “Basterebbe dare a tutti la parola senza nessuna gerarchia di autorevolezza”. Ovvero: “Quando ti tolgono la parola tu hai la certezza di essere davanti a un fascismo, ma quando ti danno la parola sempre su tutto senti molto meno il pericolo delle libertà sottratte”. Spiegatemelo voi perché io non ho capito. Anzi, sì, ho capito.

Ho capito che la simpatica (si fa per dire) troppo giovane, troppo ideologizzata, troppo piena di sé Michela Murgia sbaglia se pensa che il fatto di aver pensato anche solo per un istante che a votare ci debbano andare solo le persone informate e consapevoli sia il rutto di un fascismo latente che è dentro di lei. Non è fascismo, è elitarismo. La Murgia, e con lei i Saviano, le Boldrini (e mi fermo qui perché non mi voglio rovinare la giornata) non sono fascisti, sono elitaristi: fanno parte di quel manipolo di sedicenti intellettuali che hanno sempre guardato e continuano a guardare il popolo come un fastidioso intralcio verso un mondo migliore. Murgia & Co. non sono fascisti, sono oligarchi; vorrebbero il governo di una parte sul resto e quella parte è, ovviamente, la migliore che c’è, cioè loro: Sono degli invasati che si sono attribuiti il compito di eradicare proprio quella parte di fascismo che è dentro tutti gli uomini. “Il problema”, ha infatti aggiunto, “è quando pensi sempre che il fascista sia l’altro e non riconosci quello che è in te”. Questa è la dottrina del peccato originale. La Murgia non è una scrittrice, non è un’intellettuale: è una sacerdotessa e la sua religione è l’antifascismo. Lei non ha scritto un libro, ha scritto un catechismo. E’ un prete. Una preta, anzi, una reverenda. La reverenda Murgia. E chi non lo accetta così com’è, tutto intero, chi non confessa in pubblico di essere anche lui un po’ fascista, è una persona da redimere. Il fascistometro non è un test: è una confessione.

La verità è che Michela Murgia odia il popolo. Lo odia profondamente. Ma è troppo giovane per capirlo. E della simpatica non intendo più perdere altro tempo.

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