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Carlo Calenda impari da Usain Bolt

Io, francamente, non capisco Carlo Calenda. Mi sforzo, ma non lo capisco. Su Facebook ho già provato a immaginare il suo futuro e secondo me sarà questo.

Parabola calendiana

  1. Ho fatto un buon lavoro come ministro
    2) Comincio a pensare che sarei anche meglio come presidente del Consiglio
    3) Rinnego chi, nel partito, mi ha voluto ministro perché tanto lì non mi fanno toccare palla
    4) Nego di voler fare un nuovo partito
    5) Subito dopo scrivo un libro dove dico che occorre fare un nuovo partito
    6) Presento il libro e tutti quelli che dicono che serve un nuovo partito vengono e mi applaudono
    7) Dopo molte resistenze mi faccio convincere che quello che deve fondare un nuovo partito sono io
    8) Faccio il nuovo partito perché quello vecchio è troppo vecchio e la dimostrazione che è vecchio consiste nel fatto che non mi hanno voluto come leader
    9) Chiamo a far parte del nuovo partito tutti quelli che hanno mollato il loro partito dicendo che serve un nuovo partito
    10) Mi presento alle elezioni con un programma che non è né di destra né di sinistra ma “per il bene del Paese”
    11) Quelli che sono venuti ad applaudirmi quando ho presentato il libro votano tutti Lega
    12) Perdo le elezioni
    13) Resto in Parlamento continuando a dire che serve un nuovo partito così da sembrare sempre nuovo, appena stirato
    14) Dopo un po’ faccio perdere le mie tracce
    15) Alla prima occasione mi sfilo, mando affanculo tutti e fondo una società
    16) Ogni tanto vado dalla Gruber e ribadisco che serve un nuovo partito così la faccio contenta

Non è una bella fine, vero? Ma sono convinto che finirà così e siccome Calenda è un tipo intelligente, molto intelligente e preparato, mi chiedo come mai stia percorrendo una strada che inevitabilmente lo porterà a farla, quella fine lì.

Ecco, questo non lo capisco. Calenda è stato uno dei due più grandi innovatori del sistema industriale italiano (l’altro è stato Bersani). La sua Industria 4.0 è stata la più gigantesca opera di sburocratizzazione del demenziale, per non dire criminale, sistema degli incentivi pubblici alle imprese private che hanno generato mostri e sprechi inenarrabili di risorse, come potete leggere qui e qui.

Il marketing politico non lo ha “venduto” come “sburocratizzazione”, ma Industria 4.0 soprattutto questo è stato. Ed è stata un’opera colossale della quale il Paese deve rendere merito a Calenda. Bisognerebbe intitolargli una strada o almeno scoprire una targa per ciò che ha fatto.

Bene.

Fatto questo decide di fare politica compiendo tutti i classici passi di chi, da fuori, vuole entrare in quel mondo: comincia a contestare il partito che lo ha nominato al ministero; scrive un libro; si fa vedere in piazza; contesta a destra e a sinistra e dice cose talmente di buon senso che chiunque potrebbe sottoscrivere. Solo che non è credibile. Come ministro è stato credibile, come politico non lo è e non lo sarà mai, soprattutto a sinistra. E’ inutile girarci intorno: Calenda ha nel suo curriculum la stretta collaborazione con Luca Cordero di Montezemolo. Dicono che abbia fatto bene anche in quel ruolo e ne sono convinto, ma il fatto è che il curriculum pesa.

Calenda è come un corridore che si presenta ai mondiali di atletica, corre e vince la medaglia d’oro nei 100 metri piani battendo il record mondiale. Poi, finiti i mondiali, si mette in testa di diventare presidente della federazione mondiale di atletica leggera e fa di tutto per raggiungere quella poltrona, fa anche cose che fanno dimenticare a tutti che ha battuto il record mondiale e, alla fine non solo riuscirà a diventare presidente della federazione mondiale di atletica leggera ma farà dimenticare a tutti il campione che è stato.

Calenda deve imparare da Usain Bolt che sarà ricordato per quello che ha fatto, non per quello che non è riuscito a fare.

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