More share buttons
Condividi con i tuoi amici










Inviare
Articoli

Il sequestro della parola “razzismo”

La politica comunicativa di un partito si fa possedendo le parole. Appropriandosene, ottenendone l’uso esclusivo. Un vizietto che dura da secoli. Ad esempio: Matteo Salvini ha la proprietà della parola “legalità”, la Meloni possiede la parola “patria” e Berlusconi quella di “moderato” o “moderazione” Liberi e Uguali ha la parola “diritti” e il Pd… ne parliamo tra un momento. Anche Papa Bergoglio “possiede” delle parole, ad esempio “accoglienza” o “solidarietà”, i sindacati hanno “lavoratori” e il Mattarella “Costituzione”. La proprietà delle parole implica il fatto che solo tu puoi usare quelle parole. Ad esempio: Salvini, se usa la parola “moderato” o “moderazione” non è credibile. Potrebbe usare “patria”, e la usa, per via della sovrapposizione del suo elettorato con quello di Fratelli d’Italia, ma la Meloni non potrebbe mai usare la parola “accoglienza” e d’altra parte Papa Bergoglio non userà mai la parola “patria”.

E veniamo al Pd. Dopo il caso dell’atleta italiana Daisy Osakue (nella foto), fatta oggetto di un lancio di uova da una macchina, il partito ha lanciato questo slogan: “Chi nega il razzismo è complice”. In questo caso si fa un passo in avanti. Non è più la proprietà di una parola, che gli studiosi definiscono il “sequestro di una parola” per indicare il fatto che quella parole è stata messa fuori corso e utilizzabile solo da una parte (quella che l’ha sequestrata, appunto), ma la proprietà di un concetto. Il risultato è che solo a sinistra si è antirazzisti e se dici che il razzismo non esiste sei complice dei razzisti, quindi xenofobo, suprematista, eccetera eccetera. Ma, ecco il punto: dire che in Italia c’è un allarme razzista significa essere di sinistra e viceversa, quindi non solo sei razzista se lo neghi, ma, soprattutto, ed è quello che interessa, sei di destra. Quindi, se non sei di sinistra è difficile tu possa dire che, effettivamente, c’è un allarme razzismo e, conclusione, se non sei di sinistra sei razzista. Semplice.

Ma il punto è che quando la psicologia e la comunicazione politica s’impongono nel dibattito pubblico diventa impossibile provare a ragionare: tutto diventa ideologia. Facciamo un esperimento. Proviamo a sostituire la frase “chi nega il razzismo è complice” con la frase “chi nega i femminicidi è complice”. Siccome sul razzismo non esistono dati così precisi da poter dimostrare l’esistenza o meno di un “allarme razzismo” (11 episodi contati dai giornali in un mese sono troppo pochi, non raccolti scientificamente e riferiti a un lasso di tempo troppo breve che potrebbero far pensare ad una casualità) sui femminicidi invece i dati ci sono. E dicono che sono in calo: da 187 l’anno nel 2002 a 149 nel 2016. Quindi, stando all’assioma del Pd, sostenere che i femminici sono in calo, portando le prove, equivale ad essere complici di assassini. A questo è ridotto il dibattito politico in Italia.

Condividi con i tuoi amici










Inviare

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.