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I sacrosanti dazi trumpiani e perché dovremmo metterli anche noi

La decisione di Donald Trump di imporre dazi sulle merci importate dalla Cina per un valore di 200 miliardi di dollari è la più importante decisione della sua presidenza. Potenzialmente è una decisione devastante, ma in positivo. Bloccare l’import di merci prodotte da aziende spesso controllate, di fatto o di diritto, dallo Stato, sussidiate, che producono in dumping potrebbe costringere il presidente cinese Xi Jinping (nella foto) a fare i conti con il mondo occidentale. A imparare che cosa è davvero il libero scambio. E’ un paradosso, ma è così. Mettere in crisi l’economia cinese, come Trump ha iniziato a fare con dazi di questa portata, potrebbe costringere il regime, non monolitico ma corrotto, a cambiare rotta e a considerare di fare un passo in avanti verso l’accettazione delle regole del mercato, quello vero. Quello di Trump è un inizio, un segnale, una scintilla che potrebbe fare il bene dell’Occidente e, paradossalmente, anche della Cina, facendola uscire dal suo isolazionismo autarchico e farla entrare davvero, nel consesso internazionale del commercio mondiale.

Ovviamente perché una svolta davvero epocale come questa possa prendere piede, Trump non basta. Tutto il mondo occidentale, quello che si riconosce nelle regole del Wto (l’organizzazione mondiale del commercio), nel libero mercato, nella concorrenza tra produttori non solo all’interno dei propri confini nazionali, ma anche nel campo aperto del commercio mondiale, dovrebbe seguirne l’esempio. Tutto l’Occidente dovrebbe porre dazi insormontabili per le merci cinesi così da mandare un chiaro segnale al regime di Pechino governato da un presidente di fatto “a vita” come Xi Jinping, emulo di Putin nella gestione del potere. Ma l’Occidente, a quanto pare, non ha colto l’occasione.

Purtroppo, infatti, la posizione dell’Europa di fronte alla decisione di Trump è stata quella di schierarsi dalla parte della Cina, invocando, incredibilmente, la necessità di un “libero commercio” che, in quanto libero, appunto, non prevede dazi. C’è da restare allibiti: se c’è un’economia mondiale che non rispetta le regole del libero commercio è la Cina, e l’Europa, invece di schierarsi con la patria del libero commercio e del liberalismo, si schiera contro di essa al fianco di uno Stato, la Cina, appunto, che lei stessa, ufficialmente, non riconosce come economia di mercato. L’Europa, sta dalla parte di un Paese che non solo sussidia le imprese in modo plateale e sproporzionato, che non solo impone dazi all’import contro merci che potrebbero fare concorrenza a quelle prodotte al suo interno, ma che impone perfino dazi all’export su merci prodotte all’interno del Paese se lo Stato stabilisce che quelle merci servono allo sviluppo del Paese e non devono essere esportate.

Questa è la Cina: un’economia pianificata. Di fronte a tutto ciò la posizione europea è comprensibile, ma ingiustificabile, solo se si considera che Trump ha posto dazi anche sulle merci provenienti dal Vecchio Continente. Ma una visione strategica di lungo respiro dovrebbe consigliare di unire le forze per mandare in crisi l’economia pianificata cinese obbligando il presidente Xi Jinping a scendere a compromessi. Invece, come sempre, l’Europa è talmente pavida, talmente inconsistente, talmente vuota di programmi, di visione, di strategia, che riesce perfino a reggere bordone a un Paese che lei stessa accusa di non rispettare le regole invocando, a sostegno della propria posizione, proprio le regole del libero mercato. Si può essere più stupidi?

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