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La minaccia alla democrazia è il condizionale

Apro Repubblica e leggo: “”L’economista vicino a Salvini (Paolo Savona, ndr) avrebbe incontrato Giulio Tremonti qualche giorno fa confidandogli il suo piano: ‘Portare lo spread italiano a quota 600 in modo che l’Europa capisca che si fa sul serio e si cambino i vincoli’”.

Questo è un tipico caso di minaccia del condizionale. Se fosse vera la notizia sarebbe una bomba (notare che anche io uso il condizionale). Meriterebbe che non fosse nascosta alla fine di un articolo di cronaca della giornata politica. Come minimo ci si dovrebbe fare il sottotitolo, anzi, il titolo, anzi, ci si dovrebbe aprire il giornale. La notizia che Paolo Savona, da ministro dell’Economia, avrebbe intenzione di fare aumentare la differenza tra i rendimenti dei titoli italiani e quelli tedeschi a quota 600 (ora siamo poco sotto i 200) è clamoroso, inaudito, devastante. Invece il giornalista ne fa un paio di righette, di soppiatto, alla fine di un articolo. Se quel giornalista e quel giornale fossero presi sul serio, oggi i mercati impazzirebbero, Mattarella non potrebbe fare altro che bocciare la candidatura dell’economista al ministero dell’Economia, Lega e 5Stelle dovrebbero chinare la testa di fronte al muro del Quirinale e decidere se accettare o meno un nome proposto dallo stesso Mattarella o andare a uno scontro che potrebbe addirittura provocare il fallimento del tentativo di formare un governo. Il tutto a causa di poche righe alla fine di un articolo di cronaca sulle pagine di un giornale. Sempre che quel giornale fosse preso sul serio.

Questa è la minaccia del condizionale: tu puoi scrivere qualsiasi cosa, basta che ci metti il verbo al condizionale. Non importa che il fatto sia vero o falso, il condizionale, negli articoli dei giornali, rende tutto verosimile, probabile, quasi certo. Usato da mani ideologiche, il condizionale diventa una minaccia, anche alla democrazia, oltre che al giornalismo e all’informazione. Io potrei scrivere che Paolo Savona “avrebbe telefonato al presidente della Bce Mario Draghi ricevendo un deciso diniego alla richiesta di continuare il Quantitative Easing ben oltre i termini temporali stabiliti”. E’ vero? Non importa. Quello che importa è che è verosimile, probabile, quasi certo. Oppure potrei scrivere che Paolo Savona “avrebbe incontrato il Papa offrendo la disponibilità dell’Italia a portare i contributi alla Chiesa cattolica dall’8×1000 al 10×1000”. E’ vero? Non importa, quello che importa è che è verosimile, probabile, quasi certo.

In questo modo, con il condizionale, si minaccia letteralmente una persona, facendogli capire che il giornale sul quale scrivi è disposto a pubblicare qualsiasi notizia, anche non vera, ma verosimile, probabile, quasi certa, per condizionarla. Il vero pericolo per la democrazia è il condizionale e chi lo usa.

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